Il 1° maggio 1898 la Mutua sanitaria Cesare Pozzo – allora denominata Società di Mutuo Soccorso e Miglioramento fra i Conduttori di Locomotive delle Ferrovie Italiane – avrebbe dovuto inaugurare la nuova sede sociale, la Casa dei ferrovieri di via San Gregorio a Milano, ancor oggi sede nazionale di CesarePozzo. Il giorno era stato scelto non a caso per la doppia ricorrenza del 21° anniversario della costituzione e della festa dei lavoratori. L’inaugurazione fu però rimandata di qualche giorno, probabilmente per terminare il grande trittico Il lavoro redento che ancor oggi impreziosisce il salone.

Nel frattempo, tuttavia, scoppiarono anche a Milano, le proteste per l’aumento del prezzo del pane che già da alcuni mesi percorrevano il Paese, con relative repressioni.  Dal 6 al 10 maggio ci furono scioperio e grandi manifestazioni operaie a cui il governo reagì dichiarando lo stato d’assedio e assegnando tutti i poteri al generale Bava Beccaris. Questi, in qualità di Regio commissario straordinario, represse le manifestazioni con estrema durezza, impiegando migliaia di soldati e forze di polizia. Fece sparare sui dimostranti, utilizzando anche i cannoni: il bilancio ufficiale conteggiò più di 80 morti, altre fonti parlarono di oltre 120 vittime. Nei soli territori lombardi affidati a Bava Beccarsi ci furono 2.000 arresti, molti altri furono effettuati in tutta Italia.

Le prime vittime di Milano caddero giusto dietro la sede della Mutua, in via Napo Torriani. Vi si trovava un ufficio di polizia dove era stato portato un operaio arrestato mentre volantinava e migliaia di persone avevano cercato di liberarlo .

In tutto il Paese Furono sciolti partiti, associazioni, sindacati. I fatti coinvolsero la Mutua direttamente: fu occupata dalle truppe la Casa dei ferrovieri che avrebbe dovute essere inaugurata; fu sciolta la Lega Ferrovieri Italiani, il primo sindacato che vi avrebbe dovuto trovare sede; i dirigenti dei ferrovieri, per evitare l’arresto, fuggirono, molti di loro in Svizzera. Sembrerebbe anche che la moglie del Presidente mise in salvo il capitale sociale, rappresentato da 500 azioni dell’immobile, varcando il confine con le azioni cucite sotto la gonna.

Fra gli arrestati ci furono Filippo Turati, Anna Kuliscioff, Paolo Valera, Costantino Lazzari, don Davide Albertario e anche, in quanto direttore del quotidiano Il Secolo, Carlo Romussi che era stato estensore del Manifesto fondativo della Mutua e del suo primo Statuto, nonché presidente onorario per molti anni.

In questa vicenda si inserisce anche la tragica fine dello storico presidente Cesare Pozzo che, già psicologicamente provato per un esaurimento nervoso, temendo di venire incarcerato e vedendo crollare ciò a cui aveva dedicato l’intera vita, non resistette alla pressione e si suicidò il 15 maggio 1898, gettandosi sotto una locomotiva.